Il Piano Yinon: strategia per gli anni '80 Arriviamo così agli anni '80, con il Piano Yinon che delineava una strategia geopolitica radicale per il Medio Oriente, basata sul principio della frammentazione degli stati arabi circostanti. Secondo Yinon, la sopravvivenza e l'espansione di Israele dipendevano dalla capacità di indebolire i suoi vicini attraverso la divisione interna e la creazione di stati più piccoli e conflittuali. Il documento proponeva specificamente: La divisione del Libano in diversi stati settari La frammentazione della Siria lungo linee etniche e religiose Lo smembramento dell'Iraq in componenti sciite, sunnite e curde La destabilizzazione dell'Egitto attraverso tensioni interne L'indebolimento della Giordania per facilitarne l'eventuale incorporazione. L'influenza duratura del Piano Nonostante le ovvie controversie seguite a tali indecenti e immorali progetti espansionistici, molti analisti hanno avuto modo di notare curiosi e sorprendenti paralleli tra le previsioni di Yinon e gli sviluppi regionali successivi, dalle guerre civili in Libano e Siria al caos post-invasione in Iraq. Questo ha alimentato teorie secondo cui il piano non fosse meramente predittivo, ma rappresentasse una roadmap strategica attivamente perseguita e diretta dalla potentissima AIPAC, lobby ebraica made in USA, con l'intento – nemmeno poi così segreto – di voler indirizzare la politica estera americana verso una più incisiva influenza egemonica statunitense in tutto il Medio Oriente al fine di acquisire territori, riserve di petrolio e gas e per mettere fuori gioco – a modo loro, naturalmente, senza troppo garbo - una volta per tutte, il popolo palestinese, come già fin dal 2017 stigmatizzavano le Nazioni Unite, la quale organizzazione internazionale precisava che lo Stato occupante di Israele aveva già sottratto con la forza e la violenza ai legittimi proprietari palestinesi ampi fertili territori, cosa che naturalmente non solo non si è arrestata (e la UE non ha fatto nulla per arrestarla) ma è andata di gran lunga peggiorando negli ultimi due anni con il governo estremista Netanyahu-BenGvir-Smotrich, con il totale saccheggio di terre palestinesi della Cisgiordania attraverso centinai di migliaia di coloni armati e protetti dall'esercito. L'implementazione pratica: insediamenti e politiche espansioniste: La strategia degli insediamenti Dal 1967 infatti, la politica degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e Gaza ha rappresentato l'implementazione pratica dell'ideologia della Grande Israele. Questi insediamenti, considerati illegali dal diritto internazionale, hanno seguito una logica strategica precisa: Controllo delle risorse idriche: molti insediamenti sono stati costruiti sopra o vicino alle principali falde acquifere Frammentazione territoriale: la distribuzione degli insediamenti impedisce la continuità territoriale palestinese Controllo delle vie di comunicazione: posizioni strategiche lungo le principali arterie di trasporto. I governi di destra e l'accelerazione Così come sopra accennato, i governi israeliani di destra, particolarmente quelli guidati dal Likud, hanno accelerato significativamente la politica espansionista. Sotto Benjamin Netanyahu, il numero di coloni in Cisgiordania è cresciuto da circa 250.000 nel 1993 a oltre 450.000 oggi, senza contare i circa 200.000 israeliani che vivono a Gerusalemme Est. Tale implementazione del progetto della Grande Israele ha comportato naturalmente conseguenze altamente drammatiche per la popolazione palestinese: Espropriazioni massicce: oltre il 60% della Cisgiordania è sotto controllo israeliano diretto Demolizioni: migliaia di case palestinesi demolite per "costruzioni illegali" Restrizioni alla libertà di movimento: oltre 500 checkpoint e barriere stradali Accesso limitato alle risorse: i palestinesi hanno accesso solo al 20% delle risorse idriche della Cisgiordania. La posizione del diritto internazionale La Corte Internazionale di Giustizia, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU e numerose risoluzioni internazionali hanno ripetutamente dichiarato illegali gli insediamenti israeliani. Il Quarto Rapporto di Ginevra del 1949 proibisce esplicitamente a una potenza occupante di trasferire la propria popolazione civile nei territori occupati.
El Plan Yinon: Estrategia para los años 80 Llegamos así a los años 80, con el Plan Yinon que esbozaba una estrategia geopolítica radical para Oriente Medio, basada en el principio de la fragmentación de los Estados árabes circundantes. Según Yinon, la supervivencia y expansión de Israel dependían de su capacidad para debilitar a sus vecinos mediante la división interna y la creación de Estados más pequeños y asolados por conflictos. El documento proponía específicamente: La división del Líbano en varios estados sectarios La fragmentación de Siria según líneas étnicas y religiosas El desmembramiento de Irak en componentes chiítas, suníes y kurdos La desestabilización de Egipto a través de tensiones internas El debilitamiento de Jordania para facilitar su eventual incorporación. La influencia duradera del Plan A pesar de las evidentes controversias que siguieron a proyectos expansionistas tan indecentes e inmorales, muchos analistas han notado paralelismos curiosos y sorprendentes entre las predicciones de Yinon y los acontecimientos regionales posteriores, desde las guerras civiles en el Líbano y Siria hasta el caos posterior a la invasión en Irak.Esto ha alimentado teorías según las cuales el plan no era meramente predictivo, sino que representaba una hoja de ruta estratégica activamente perseguida y dirigida por el muy poderoso AIPAC, el lobby judío creado en los EE.UU., con la intención -ni siquiera ese secreto- de querer orientar la política exterior estadounidense hacia una influencia hegemónica estadounidense más incisiva en todo Oriente Medio para adquirir territorios, reservas de petróleo y gas y dejar fuera de combate al pueblo palestino -a su manera, naturalmente, sin demasiada gracia- de una vez por todas, como ha sido el caso. desde 2017 estigmatizó a las Naciones Unidas, cuyo organismo internacional precisó que el Estado ocupante de Israel ya había arrebatado grandes territorios fértiles a los legítimos propietarios palestinos por la fuerza y la violencia, algo que naturalmente no sólo no se detuvo (y la UE no hizo nada para frenarlo) sino que ha empeorado mucho en los últimos dos años con el gobierno extremista de Netanyahu-BenGvir-Smotrich, con el saqueo total de tierras palestinas en Cisjordania a través de cientos de miles de colonos armados y protegidos. por el ejército.La implementación práctica: asentamientos y políticas expansionistas: la estrategia de asentamiento De hecho, desde 1967, la política de asentamientos israelíes en Cisjordania y Gaza ha representado la implementación práctica de la ideología del Gran Israel. Estos asentamientos, considerados ilegales por el derecho internacional, siguieron una lógica estratégica precisa: Control de los recursos hídricos: muchos asentamientos se construyeron sobre acuíferos importantes o cerca de ellos Fragmentación territorial: la distribución de los asentamientos impide la continuidad territorial palestina Control de vías de comunicación: posiciones estratégicas a lo largo de las principales arterias de transporte. Gobiernos de derecha y aceleración Como se mencionó anteriormente, los gobiernos israelíes de derecha, en particular los liderados por el Likud, han acelerado significativamente la política expansionista. Bajo el gobierno de Benjamín Netanyahu, el número de colonos en Cisjordania ha aumentado de unos 250.000 en 1993 a más de 450.000 en la actualidad, sin contar los aproximadamente 200.000 israelíes que viven en Jerusalén Oriental.Esta implementación del proyecto del Gran Israel naturalmente tuvo consecuencias muy dramáticas para la población palestina: Expropiaciones masivas: más del 60% de Cisjordania está bajo control directo israelí Demoliciones: Miles de viviendas palestinas demolidas por "construcción ilegal" Restricciones a la libertad de circulación: más de 500 puestos de control y barreras viales Acceso limitado a los recursos: los palestinos tienen acceso a sólo el 20% de los recursos hídricos de Cisjordania. La posición del derecho internacional La Corte Internacional de Justicia, el Consejo de Seguridad de la ONU y numerosas resoluciones internacionales han declarado ilegales en repetidas ocasiones los asentamientos israelíes. El Cuarto Informe de Ginebra de 1949 prohíbe explícitamente que una potencia ocupante transfiera su población civil a territorios ocupados.
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