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Una conflazione pericolosa, per tutti La conflazione tra ebrei e Israele, tra Ebraismo e Sionismo, tra critica di Israele e antisemitismo non aiuta nessuno, non protegge i palestinesi né gli israeliani, e alimenta la menzogna che gli ebrei siano responsabili di tutto ciò che Israele fa. Questa equazione ha effetti devastanti in entrambe le direzioni. Da un lato, espone gli ebrei della diaspora — americani, francesi, italiani, argentini, sudafricani — a ritorsioni e odio per azioni di uno Stato di cui non hanno la cittadinanza e sulle cui scelte non hanno alcuna influenza: come ha sottolineato il World Jewish Congress, accusare gli ebrei della diaspora delle politiche del governo israeliano alimenta il mito antisemita del dominio ebraico globale, il medesimo mito che ha storicamente alimentato persecuzioni e pogrom. Dall'altro, questa equazione fornisce a Israele uno scudo morale e diplomatico di straordinaria efficacia: qualunque critica alle sue politiche militari, al blocco di Gaza, all'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, alle violazioni sistematiche del diritto internazionale, può essere silenziata con l'accusa di antisemitismo, trasformando il dibattito politico in un processo alle intenzioni. Milioni di testimoni Shapiro non è una voce isolata. Nei suoi video — visti da milioni di persone in tutto il mondo e tradotti in più lingue straniere — documenta la lunga storia dell'opposizione ebraica al Sionismo, presente molto prima della Shoah nelle comunità ortodosse di tutto il mondo. Il movimento Neturei Karta, i rabbini di Satmar, intere correnti della tradizione haredi hanno sempre rifiutato la pretesa sionista di parlare a nome di tutti gli ebrei: fino alla Seconda Guerra Mondiale, la maggioranza delle comunità ebraiche ortodosse era anti-sionista. Nel 2024, oltre 1.200 professori universitari ebrei americani — tra cui il giurista di Harvard, Lawrence Tribe — hanno firmato una dichiarazione chiedendo ai leader politici di respingere ogni tentativo di codificare in legge federale una definizione di antisemitismo che riunisca la critica a Israele con l'odio verso gli ebrei. Il paradosso: Israele produce antisemitismo C'è un'ultima considerazione che Shapiro propone con bruciante lucidità: Israele non è soltanto vittima dell'antisemitismo, ma una delle forze primarie che lo produce, trasformando gli ebrei in scudo morale e politico per i crimini di Stato. Ogni volta che un governo occidentale invoca la tutela degli ebrei per giustificare la fornitura di armi a Israele, il cerchio di questa logica perversa si chiude un po' di più. Gli ebrei del mondo non sono ostaggi di Israele. Non lo sono mai stati. E la voce del rabbino Shapiro — discussa, contestata, persino odiata da molti — ha il merito storico di ricordarcelo ad alta voce, in un momento in cui il silenzio su questa distinzione ha un costo in vite umane. Di Eugenio Cardi

Spagnolo

Una combinación peligrosa para todos La combinación entre judíos e Israel, entre judaísmo y sionismo, entre críticas a Israel y antisemitismo no ayuda a nadie, no protege a los palestinos ni a los israelíes y alimenta la mentira de que los judíos son responsables de todo lo que hace Israel. Esta ecuación tiene efectos devastadores en ambas direcciones. Por un lado, expone a los judíos de la diáspora (estadounidenses, franceses, italianos, argentinos, sudafricanos) a represalias y odio por las acciones de un Estado del que no son ciudadanos y sobre cuyas elecciones no tienen influencia: como ha subrayado el Congreso Judío Mundial, acusar a los judíos de la diáspora de las políticas del gobierno israelí alimenta el mito antisemita de la dominación judía global, el mismo mito que históricamente ha alimentado persecución y pogromos. Por otra parte, esta ecuación proporciona a Israel un escudo moral y diplomático extraordinariamente eficaz: cualquier crítica a sus políticas militares, al bloqueo de Gaza, a la expansión de los asentamientos en Cisjordania, a las violaciones sistemáticas del derecho internacional, puede ser silenciada con la acusación de antisemitismo, transformando el debate político en un juicio de intenciones. Millones de testigos Shapiro no es una voz aislada.En sus videos, vistos por millones de personas en todo el mundo y traducidos a múltiples idiomas extranjeros, documenta la larga historia de la oposición judía al sionismo, presente mucho antes del Holocausto en las comunidades ortodoxas de todo el mundo. El movimiento Neturei Karta, los rabinos Satmar y corrientes enteras de la tradición haredí siempre han rechazado la pretensión sionista de hablar en nombre de todos los judíos: hasta la Segunda Guerra Mundial, la mayoría de las comunidades judías ortodoxas eran antisionistas. En 2024, más de 1.200 profesores universitarios judíos estadounidenses, incluido el jurista de Harvard Lawrence Tribe, firmaron una declaración en la que pedían a los líderes políticos que rechazaran cualquier intento de codificar en la ley federal una definición de antisemitismo que combine la crítica a Israel con el odio a los judíos. La paradoja: Israel produce antisemitismo Hay una consideración final que Shapiro propone con ardiente claridad: Israel no es sólo una víctima del antisemitismo, sino una de las principales fuerzas que lo produce, transformando a los judíos en un escudo moral y político para los crímenes de Estado. Cada vez que un gobierno occidental invoca la protección de los judíos para justificar el suministro de armas a Israel, el círculo de esta lógica perversa se cierra un poco más. Los judíos del mundo no son rehenes de Israel. Nunca lo fueron.Y la voz del rabino Shapiro (discutida, cuestionada e incluso odiada por muchos) tiene el mérito histórico de recordárnoslo en voz alta, en un momento en que el silencio sobre esta distinción cuesta vidas humanas. Por Eugenio Cardí

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